Siti con consigli per suicidarsi, blog, gruppi chiusi che istigano all’anoressia e che spiegano come tagliarsi frequentati da migliaia di adolescenti. Siti e gruppi chiusi molto diffusi in rete in cui si condividono le dinamiche più profonde legate alla depressione e alla solitudine.
Dopo i casi di suicidio per avvelenamento da parte di ragazzi che hanno utilizzato la stessa sostanza e la stessa procedura, è scattata un’indagine che ha portato alla scoperta di un sito internet che ospitava una community con oltre 17.000 iscritti in tutto il mondo, e che dava consigli e supporto per portare a compimento propositi suicidari.
Si tratta di un fenomeno che sta emergendo sempre di più alla luce dei casi di cronaca, ma che purtroppo è già presente da tempo. I ragazzi cercano un contatto, cercano vicinanza e condivisione, cercano di capire e lo fanno in rete, approcciando così a questo tipo di gruppi e siti.
Entrano così in contatto con altri coetanei con cui creano dei legami affettivi, vivendo in prima persona ciò che vivono anche gli altri. Alcuni ragazzi arrivano ad agire e mettere concretamente in atto ciò che leggono, trovando in queste comunità e in questi gruppi un rinforzo ai loro comportamenti.
I ragazzi restano incastrati in un tunnel che li isola dal mondo esterno. Si sentono incompresi, non sanno trovare risorse per lottare, per gestire i sentimenti, spesso non hanno direzioni verso cui guardare.
La rete funge da amplificatore, crea vicinanza e ripetitività perché molti ragazzi trascorrono molte ore all’interno di questi gruppi, finendo per identificarsi con gli altri. Dobbiamo valutare sempre l’impatto che determinate parole possono avere sulla mente dei ragazzi più sensibili e vulnerabili.
È intervenuto anche il papà di uno dei ragazzi che si è tolto la vita, che ha condiviso la sua testimonianza.
“È importante che i genitori siano informati di questo rischio e di questo pericolo. L’adolescenza, si sa, è un’età molto complicata, molto difficile per tutti, per qualcuno lo è di più. Spesso noi genitori siamo vicini ai nostri figli e li supportiamo, li sosteniamo ma non sappiamo tutto quello che gli passa per la testa e soprattutto non immaginiamo che dentro un computer o un telefonino ci possono essere pericoli di questo genere”.
Quanto sono diffuse queste trappole della rete? Come aiutare i ragazzi? A quali segnali bisogna fare attenzione?
Ne abbiamo parlato il 9 giugno 2021 a Melog – Il piacere del dubbio, su Radio 24, con Gianluca Nicoletti e la dott.ssa Maura Manca, psicoterapeuta e presidente dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza.
Ascolta l’intervento a partire dal minuto 05.11:


