Immagini e video sul Coronavirus e sulle vittime, che abbiamo visto e vediamo ancora quotidianamente in televisione e che sono circolate sui social network, sono toccanti e sconvolgenti anche per noi adulti, figuriamoci l’impatto che possono avere sui più piccoli.
In questi mesi di emergenza sanitaria, il mondo esterno, che di solito rimane fuori dalle mura di casa, vi è invece entrato con prepotenza attraverso il bombardamento continuo di notizie e immagini, sconvolgendo completamente il nostro senso di sicurezza e portandoci a vivere una situazione di continua incertezza.
“Dopo aver ascoltato notizie o visto immagini che minacciano il suo senso di protezione, fiducia e speranza verso il domani, spesso un bambino non riesce a tornare da solo in uno stato di autoregolazione e tranquillità, e di conseguenza, può fare richieste più o meno esplicite, agli adulti di riferimento, per ottenere rassicurazioni che lo aiutino a sentirsi nuovamente al sicuro e protetto” (Tratto da Tabù. Come parlare ai bambini dei temi più difficili attraverso l’educazione emotiva di Alberto Pellai e Barbara Tamborini).
Perché hanno invaso così tanto la psiche dei più piccoli?
Determinate immagini, la ridondanza dei contenuti trasmessi, parole e video hanno sicuramente avuto un forte impatto. I fatti reali, come per esempio le malattie, ma anche i terremoti, gli attacchi terroristici, gli incidenti, preoccupano maggiormente i bambini perché hanno il timore che possano coinvolgere anche i membri della propria famiglia e l’idea della perdita li terrorizza. Inoltre, il fatto di non capirne l’entità, di non riuscire a controllare l’evento e quindi di essere impotenti, rischia di sovraccaricarli a livello emotivo.
Come proteggerli dalle brutte notizie?
“Aiutare un bambino a rimanere tranquillo, a non farsi travolgere dalle emozioni forti che lo possono attivare e sregolare, non significa negare l’evidenza di ciò che sta vedendo sullo schermo. Comporta, invece, che l’adulto sappia pervenire ad uno stato di tranquillità per sé e dentro di sé, cosa non facile se ciò a cui assiste gli mette paura o provoca tristezza” (Tratto da Tabù. Come parlare ai bambini dei temi più difficili attraverso l’educazione emotiva di Alberto Pellai e Barbara Tamborini).
Sicuramente di fronte a una reazione di paura, un primo contenimento tramite l’abbraccio e la vicinanza fisica, serve a restituire un senso di protezione e rassicurazione da parte dell’adulto di riferimento.
L’importante è non generare mai allarmismo perché i figli, soprattutto i più piccoli, filtrano gli eventi in base alle reazioni del genitore. Se il padre o la madre provano ansia, paura o angoscia, percepiranno un maggiore pericolo e quindi valuteranno la situazione come più grave di quella che realmente è.
Troppo spesso i genitori hanno la tendenza a nascondere i problemi e le difficoltà, anche quelle che accadono in casa, e questo genera nei figli un livello di allerta più alto perché devono stare attenti a ciò che dicono e fanno, cercando da soli di trovare un senso a quello che sta accadendo.
I figli, se percepiscono che i genitori dicono la verità e li rendono partecipi di ciò che accade sia in famiglia che nel mondo che li circonda, si sentono più sereni e più tranquilli. Per questa ragione, il dialogo e il confronto sono fondamentali, anche sull’attualità e sulla cronaca, per tenere sempre sotto controllo le loro reazioni e aiutarli ad elaborare ciò che non sono ancora in grado di filtrare in modo autonomo.
E’ molto importante rispondere a tutte le loro domande, mostrando sempre un’apertura e una disponibilità a confrontarsi con loro, cercando di capire cosa pensano, la percezione che hanno dell’evento e come lo stanno vivendo.


