Tra qualche settimana anche i bambini ricominceranno ad uscire, ma come gli spiegheremo che non potranno avvicinarsi agli amichetti che incontreranno per strada? Come gli spiegheremo che non potranno giocare con loro?
Un tema delicatissimo, mai affrontato prima e a cui dobbiamo prestare massima attenzione: c’è il rischio concreto che nella mente dei più piccoli scatti la paura dell’altro e questo pregiudicherebbe il loro modo di entrare in relazione sia con i pari che con le persone non familiari.
Tutti i bambini sono fortemente provati dall’isolamento sociale di questi ormai quasi due mesi e anche se certamente hanno delle ottime risorse adattive, andranno incontro a delle conseguenze dal punto di vista emotivo-relazionale e sociale. Sappiamo, infatti, quanto siano fondamentali le relazioni con i pari, le quali assolvono ad una funzione diversa rispetto a quelle con gli adulti di riferimento. E’ nell’interazione con i coetanei, ad esempio, che si apprende la cooperazione e la negoziazione di conflitti.
E allora che impatto avrà sul cervello e sull’apprendimento dei modelli relazionali il fatto di interagire solo con i familiari stretti? Quanto sarà alto il livello di frustrazione di un bambino che spontaneamente cercherà l’incontro con i pari, per correre e giocare insieme e invece verrà magari anche sgridato dal genitore terrorizzato affinché non superi la distanza di sicurezza?
E’ proprio a questo che dobbiamo porre attenzione: il comportamento di noi adulti farà la differenza. Più i bambini sono piccoli e più guardano il mondo con gli occhi dei genitori e degli adulti di riferimento: se gli trasmettiamo l’idea di un mondo minaccioso, potrebbero iniziare a percepirlo come ostile, ad evitarlo o a guardarlo con diffidenza, con il rischio addirittura di sviluppare dei tratti di personalità evitanti o paranoici.
In questo momento nulla e’ facile, siamo tutti confusi e disorientati. Le certezze che avevamo prima sono crollate, ma dobbiamo mettere tutte le forze possibili in campo per trovare soluzioni efficaci. Passata la fase più acuta dell’emergenza, dovremo convivere anche con la paura del contagio, ma senza farci soffocare da essa permettendole di trasformarsi in terrore e angoscia.
Dobbiamo affrontare questa nuova vita con l’accettazione del rischio: ad esempio ogni volta che utilizziamo la macchina sappiamo quanto possa essere pericoloso, ma non per questo smettiamo di percorrere autostrade trafficate. Allo stesso modo la vita, anche se in un modo nuovo, deve continuare: non possiamo per nessun motivo smettere di premere il piede sull’acceleratore, ovviamente prestando la massima attenzione a tutte le misure di sicurezza.
Francesca Racco, Psicoterapeuta


