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Le challenge o sfide online si diffondono attraverso il web, nelle piattaforme social o via chat, in pochissimo tempo. Tanti giovani, costantemente esposti a queste sfide social tramite i loro smartphone, ricercano nuove sensazioni e situazioni emotivamente intense, anche a costo di mettere a rischio la propria incolumità e quella degli altri.

I ragazzi, nella distorsione tipicamente adolescenziale della percezione del rischio, valutano solo il momento presente e non le possibili conseguenze, per cui il concetto di limite e di responsabilità viene meno.


“Gli adolescenti, infatti,  hanno uno sviluppo cerebrale che non gli permette di valutare il reale rischio e le conseguenze di questi comportamenti pericolosi, come invece accade nel cervello adulto. Comprendere che il loro modo di funzionare differisce dal modo di funzionare degli adulti, è fondamentale per aiutarli in modo efficace. L’efficacia non è data unicamente dal dirgli quello che non devono fare, perché sul momento, a livello cognitivo, comprendono il messaggio ma prendono poi decisioni in base alla situazione presente e alle emozioni e i sentimenti che stanno vivendo.

Nel partecipare a queste sfide, i ragazzi colgono maggiormente l’aspetto legato al gioco e alle conseguenze immediate. Partecipare significa “far parte di” e tutto questo va a rinforzare tali comportamenti e anche la viralità diventa un amplificatore.

Questo non significa che non vadano spiegati certi contenuti ai figli o che non sia importante riflettere insieme a loro sulle conseguenze di determinate azioni, ma bisogna anche integrare proponendo delle attività che possano indirizzare le scariche di adrenalina e cortisolo prodotte nel cervello, come ad esempio lo sport” (Maura Manca).


Adolescienza.it

Rischi e decisioni pericolose degli adolescenti: cosa scatta nel loro cervello?

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La dott.ssa Chiara Antonini, Psicoterapeuta e Vicepresidente dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza Onlus, ne ha parlato in un intervista a cura di Claudio Bellumori, pubblicata il 14 giugno 2024 su l’Opinione delle Libertà dove si è affrontato il tema dell’utilizzo dei social network da parte degli adolescenti, delle challenge (le sfide pericolose poi immortalate dai video e che diventano virali sul web). Episodi, quest’ultimi, che ciclicamente riempiono le pagine della cronaca. 

Perché i giovani partecipano alle challenge?

Le challenge sono virali, rimbalzano su Internet, nei video è palpabile un contesto di divertimento e goliardia. Partecipare a una challenge scarica quell’adrenalina che l’adolescente ricerca. Partecipando alle challenge, i ragazzi si sentono bene, perché fanno parte di un gruppo, vero o virtuale che sia. La viralità, i mi piace ricevuti, sono una gratificazione. Al contrario, se qualcosa va storto, con l’assenza di like si sperimenta la delusione. Che porta all’effetto opposto. Si vedano i selfie pubblicati sui social: se non ottengono il consenso della Rete, fanno stare male. L’approvazione è basilare in questa fase della crescita. Le challenge non sono un fenomeno nuovo: ciclicamente tornano virali. E in alcuni casi hanno conseguenze più o meno tragiche.

Qual è il vostro lavoro come Osservatorio?

Facciamo formazione nelle scuole, con docenti e genitori. Innanzitutto, per informare. Se l’adulto non sa, non può accorgersi di alcuni segnali. La consapevolezza è il primo step. Sicuramente, è fondamentale il monitoraggio sui social. Ma questi ultimi, in realtà, non sono il mezzo. Perché hanno enormi risvolti positivi, dove posso trovare contenuti interessanti. Serve così offrire degli spunti ai giovani, delle alternative, come per esempio lo sport, per scaricare l’adrenalina. È necessario un bilanciamento, tra quotidianità e digitale. Ci sono dei rischi, sì, che devono essere conosciuti, dai genitori e dagli insegnanti. La cosa principale è aiutare ragazzi con l’autoregolazione: fare delle sfide ok, ma in maniera positiva.

Nei ragazzi quali sono quei segnali da cogliere?

Come detto prima, lo sguardo è la prima cosa, perché non si può camuffare. Inoltre, qualche campanello d’allarme arriva dai cambiamenti improvvisi……………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………..

Clicca sul link per leggere l’intervista integrale:

https://opinione.it/societa/2024/06/14/claudio-bellumori-giovani-challenge-social-osservatorio-nazionale-adolescenza-chiara-antoni/