Scambio e diffusione di immagini sessuali. Vendette, estorsioni, immagini rubate e poi diffuse. Sono tutti comportamenti ad altissimo rischio, troppo frequenti tra gli adolescenti. Un fenomeno trasversale, sempre più diffuso, che abbraccia tutte le classi sociali, circoscritto a questa generazione hashtag, alle modalità con le quali interagiscono, comunicano e si relazionano tra loro.
REVENGE PORN, SEXTING E SEXTORTION. FACCIAMO UN PO’ DI CHIAREZZA
Il revenge porn è un comportamento intenzionale messo in atto da una persona che si vuole vendicare per un torto subito, che diffonde intenzionalmente le immagini di un’altra persona senza il suo consenso. La vendetta personale scatta in genere dopo un tradimento o un torto. Chi diffonde le immagini intime lo fa con l’intenzione di ferire la vittima nel profondo, mettendola a nudo davanti a tutti e umiliandola e facendola umiliare. C’è anche chi “ruba” le foto, chi se ne appropria in maniera illecita, chi fa i video di nascosto e li rende pubblici, e chi invece usa quelle immagini come merce di scambio e quindi tenta di estorcere qualcosa alla vittima. Questo fenomeno nello specifico prende il nome di sextortion. Quando invece sono io che ti invio le mie immagini o i miei video, quando c’è uno scambio, si chiama sexting, ma attenzione, neanche in questo caso c’è l’autorizzazione a renderle pubbliche, c’è una condivisione privata che purtroppo troppo spesso non rimane riservata ma diventa, nella migliore delle ipotesi, oggetto di scambio tra gruppi di amici.
LE RAGAZZE SONO VITTIME ANCHE DI TROPPI STEREOTIPI CULTURALI E DI DISCRIMINAZIONE DI GENERE.
Il viso di un ragazzo non se lo ricorderà nessuno, neanche il suo nome. La vittima sarà etichettata, giudicata per il suo comportamento e spesso anche messa alla gogna social, del “poteva pensarci prima di farlo” e del “se l’è andata a cercare”, anche da parte di tante ragazze. In questo modo è doppiamente vittima.
PERCHÉ TUTTA QUESTA “NORMALITÀ” NELLO SCAMBIO DI IMMAGINI E VIDEO A SFONDO SESSUALE?
Tanti ragazzi hanno la condivisione automatica. Per troppi di loro si è annullato il concetto di intimità e spazio privato. Ogni loro azione viene filmata e condivisa nei vari gruppi o sui profili social nelle storie. Troppo spesso prima agiscono e poi pensano. Per questa ragione bisogna prestare sempre la massima attenzione a condividere materiale intimo anche con amici, amiche, fidanzati o persone di cui pensiamo di poterci fidare.
“Non diventi vittima del revenge porn per stupidità, ma perché ti fidi della persona sbagliata, che si approfitta della tua ingenuità o del fatto che sei innamorata e che faresti tutto per lui” dal libro Leggimi nel pensiero edito da Mondadori di Maura Manca.
ANCHE I COMMENTATORI E I CONDIVISORI SONO COLPEVOLI
A commettere revenge porn non è solo colui che ha scattato la foto o ha realizzato il filmato, ma anche coloro che sono entrati in possesso di quel materiale intimo e che hanno contribuito alla sua diffusione e che hanno commentato aggravando e alimentando il problema. Sono loro che accrescono il fenomeno, che lo rendono pubblico e visibile: l’aspetto che impatta maggiormente sulla vittima, infatti, è che nessuno prova a mettersi nei suoi panni o a pensare che stia subendo un danno e una invasione che lascia dei segni profondissimi.
Chi è vittima di revenge porn viene aggredito tre volte: dalla violenza insita nel gesto di rendere pubblico un momento intimo, dal giudizio gratuito delle persone e dalla impossibilità di ottenere giustizia proporzionata al danno come evidenziato nel libro Leggimi nel pensiero di Maura Manca edito da Mondadori
COSA FARE QUANDO SI SCOPRE DI ESSERE VITTIMA DI REVENGE PORN?
- TEMPESTIVITÀ NELL’INTERVENIRE E CHIEDERE AIUTO. In rete non c’è tempo da perdere. Anche un minuto può essere prezioso. È vero che non è facile parlare ai propri genitori, insegnanti o altre figure di riferimento di aspetti intimi riguardanti la sessualità, ma è importante intervenire prima possibile senza vergogna e senza paura. La diffusione in rete, infatti, è rapidissima ed estremamente difficile da bloccare.
Per i genitori: se un figlio cerca di raccontare cosa gli è accaduto, è necessario sostenerlo, non dirgli “te l’avevo detto” o perché lo hai fatto, per risolvere il problema non serve farlo sentire ancora più in colpa. Bisogna mettersi in una posizione di ascolto attivo per capire cosa realmente è successo e trovare la soluzione più efficace. È una lezione che gli sarà di insegnamento e vale più di mille parole.
- FAR CANCELLARE I PROPRI DATI. Se sono già state condivise immagini intime esplicite o si è venuti a conoscenza che qualcuno le ha realizzate a propria insaputa, bisogna chiedere a chi le detiene di cancellarle, in modo da bloccare l’ulteriore diffusione. Chiedere la cancellazione delle immagini o del video è un diritto fondamentale. Va ricordato alla persona che possiede questi dati e li diffonde senza consenso che si tratta di una violazione punibile con sanzioni anche penali.
- SEGNALARE I CONTENUTI. Nella maggior parte delle piattaforme online c’è la funzione “segnala” che dovrebbe portare alla rimozione del contenuto entro 24 ore. Si può anche fare anche una segnalazione diretta al Garante per la protezione dei dati personali (www.gpdp.it) per richiedere la cancellazione delle proprie immagini. Le persone maggiorenni che, invece, temono che foto e video intimi vengano diffusi in rete senza il proprio consenso, possono utilizzare il canale di segnalazione preventiva, messo a disposizione dal Garante, in collaborazione con Facebook, e disponibile sul sito www.gpdp.it/revengeporn.
- SPORGERE DENUNCIA. È importante rivolgersi subito alla Polizia Postale e delle Telecomunicazioni. La vittima può presentare querela entro 6 mesi da quando è venuta a conoscenza della diffusione di materiale sessualmente esplicito oppure se i fatti sono connessi con altri reati perseguibili d’ufficio. Anche chi non è persona offesa può denunciare la conoscenza di questi fatti che hanno coinvolto terze persone. È possibile, inoltre, fare una prima segnalazione sul sito https://www.commissariatodips.it/segnalazioni/segnala-online/index.html. È possibile anche rivolgersi ad un avvocato o ad un’associazione di categoria per ottenere il supporto legale e capire meglio come muoversi per sporgere denuncia.
- CONSERVARE LE PROVE DIGITALI. È importante raccogliere le prove da portare alle autorità. È importante effettuare gli screenshot ossia le foto delle immagini dello schermo, segnare i link dei differenti siti, i vari canali social o piattaforme online in cui sono state diffuse le immagini. Sarebbe meglio raccogliere tutto questo materiale in un unico file o in una chiavetta USB. In questo modo sarà possibile essere più precisi e velocizzare le indagini.
- ATTENZIONE A NON COMMETTERE REATI. Può venire spontaneo nel raccogliere tutte le prove possibili, scaricare anche foto di altre vittime. Bisogna stare attenti perché se si conservano immagini intime o si fanno degli screenshot di altri minori, si sta commettendo un reato di detenzione di materiale pedopornografico. Se si vuole segnalare un canale o un gruppo che detiene immagini di altre donne, è possibile fare un esposto alle autorità. Un’altra azione da non fare è quella di rendere pubblici i nomi di chi ha diffuso le immagini: è importante affidarsi alle autorità, non mettere in atto vendette personali altrimenti si potrebbe rischiare una denuncia per diffamazione e non risolvere il problema.
IL REVENGE PORN È REATO DI CUI TROPPI ADOLESCENTI NON NE HANNO CONSAPEVOLEZZA
“Codice Rosso” è una legge entrata in vigore il 9 agosto 2019, il cui obiettivo specifico è quello di tutelare le vittime di violenze (https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2019/07/25/19G00076/sg).
Tra i diversi reati introdotti dalla legge, vi è il revenge porn definito come “Diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti”, che si configura quando:
– l’intento dell’autore del reato è procurare un danno alla persona ritratta;
– lo scambio di foto, immagini ritoccate e video a sfondo sessuale avviene all’insaputa o contro la volontà della vittima.
CHI COMMETTE REATO DI REVENGE PORN?
– Colui che è in possesso di materiale compromettente, in particolare immagini o pose inviate dalla vittima stessa, riprese durante i momenti di intimità o durante un rapporto sessuale oppure immagini e video di cui si è entrati in possesso tramite infiltrazione (hackeraggio) dei sistemi usati dalla vittima: e-mail, cloud, smartphone, tablet ecc.
– Colui che realizza direttamente fotografie o video intimi oppure li riceve dalla vittima e li diffonde, ma anche coloro che accedono a tale materiale perché il contenuto è già stato diffuso in rete e lo condividono ulteriormente.
La legge, dunque, punisce chiunque contribuisca alla diffusione di questi materiali, con l’obiettivo di tutelare la libertà morale, e prevede:
– la reclusione da uno a sei anni e una multa che va da 5mila a 15mila euro;
– l’accelerazione nelle indagini per i reati di maltrattamenti, violenza sessuale, stalking, lesioni;
– l’inasprimento delle pene per i reati già previsti dal nostro Codice penale;
– il diritto della vittima di essere ascoltata dal magistrato entro 3 giorni dalla iscrizione della notizia di reato.
La pena è aggravata se i fatti avvengono nell’ambito di una relazione affettiva, se è coinvolta una persona con inferiorità fisica o psichica oppure una donna incinta.


