La sessualità è parte integrante dello sviluppo di una persona ed è un aspetto che, nella crescita dei figli, non può assolutamente essere trascurato, soprattutto in un’era in cui siamo tutti immersi nella tecnologia, caratterizzata dalla facilità di accesso a tutti i tipi di contenuti, compresi quelli sessuali.
In parallelo, ci troviamo anche ad affrontare una adultizzazione dell’infanzia e una sessualizzazione troppo precoce. Un corpo spesso usato e strumentalizzato anche dai bambini per ottenere più approvazione social-sociale e modelli sempre più sessualizzati.
Tanti genitori hanno paura che questa deriva possa distorcere e interferire con lo sviluppo della sessualità dei figli. Questa preoccupazione spesso porta a prese di posizione a volte anche estreme. Da un lato ci possiamo trovare davanti a genitori che rifiutano di parlare di questi aspetti fino a quando i figli non sono grandi e mettono in atto anche interventi punitivi nei loro confronti se trovano materiale di tipo sessuale nei loro telefoni. Altri genitori invece, al contrario, non controllano e rischiano che i figli entrino in contatto con contenuti non pertinenti per la loro età. Ci sono anche i genitori “amici” dei figli che condividono proprio tutto e parlano con loro come se parlassero con un coetaneo. Anche questo non è corretto perché loro hanno bisogno di chi li aiuta a mettere un paletto, un limite, a capire se e dove sbagliano, una guida più esperta, che non fa il gioco loro, ma che gioca con loro.
È indubbio che non sia facile parlare di questi argomenti con i propri figli perché si sente il peso della vergogna legata ad argomenti sempre considerati tabù nelle famiglie, a volte anche peccaminosi e quindi caricati di giudizi morali. Si tratta di aspetti intimi e privati e obiettivamente nelle famiglie non si parla quasi mai di questi aspetti.
Nel momento in cui non c’è l’abitudine ad aprirsi, ma a condividere solo tutto ciò che è legato a “ciò che si fa” e non a ciò che si prova o che si pensa ecc… si rischia che parlare di se stessi diventi molto difficile. È molto più facile parlare della scuola o del lavoro se non si ha un’abitudine a parlare anche di altro.
I ragazzi poi hanno una normale reticenza a condividere con i “grandi” la loro sfera privata. Stanno facendo i conti con la conoscenza e accettazione delle loro parti del corpo, con il loro senso del pudore e morale e con la vergogna. Il confronto con l’esterno, e soprattutto con l’esterno genitoriale, può essere visto come giudicante e di conseguenza può inibire.
La soluzione ruota intorno all’educazione e all’abitudine a parlare, anche quando si crede di non essere ascoltati.
Bisognerebbe piuttosto iniziare a parlarne sin da piccoli, utilizzando un linguaggio di volta in volta appropriato per ogni età: l’educazione sessuale va sostenuta gradualmente per arrivare in adolescenza ad affrontarlo in modo approfondito e con maggiore disinvoltura. E non significa istigarli a fare sesso, come credono molti genitori, ma preparali e non lasciarli soli quando serve.
Se i figli vedono i genitori sereni nell’affrontare specifici argomenti, man mano diventa un comportamento “normale” anche per loro e piano piano si aprono sempre di più, nei limiti di un adolescente, della loro personalità, pur pretendendo sempre la loro giusta privacy. Un genitore non può controllare tutto del figlio, compresa la sfera intima e privata. Monitorare sì, pretendere di controllare tutto no perché li allontana.
Attenzione poi agli esempi e alle parole che vengono usate. Se sentono che in casa volano affermazioni pesanti, etichette e giudizi verso terze persone, conoscenti, amici, immagini viste in tv o sui social, come spesso accade nelle famiglie, incamerano e apprendono ciò che non dovrebbero apprendere. Se pensano che tutto ciò che ruota intorno alla sessualità sia sbagliato si nasconderanno e cercheranno informazioni dove non devono cercare, rischiando di finire anche nelle mani di chi non dovrebbero finire.
Anche quando sembra che non stiano ascoltando, anche quando dicono che non ne vogliono parlare, ricordate che stanno in ascolto e sotto sotto apprezzano, anche se non sono pronti a farlo e magari si vergognano, però sanno che ci siete e siete lì per loro e quando avranno bisogno parleranno, non come e quando vorrete voi, ma lo faranno.
È ovvio che se si inizia una discussione partendo dal: “tu non devi”, “è sbagliato” ecc… loro vi rifiuteranno e non si apriranno, anzi cercheranno di mettere più password e di nascondere il più possibile il materiale che si scambiano. Prima l’ascolto, poi la spiegazione e l’intervento. Va sempre tutto contestualizzato affinché sia efficace.
Come superare il “tabù” del sesso?………………………………………………………………………
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