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“Noi siamo abituati al sacrificio, ma questi ragazzi, che non lo conoscono come faranno?”. Sono le parole di alcuni nonni preoccupati per la generazione dei più piccoli.

La parola sacrificio è strettamente legata alla sensazione della frustrazione, nonostante la sua origine antica significhi letteralmente “sacrum facere”, rendere sacro qualcosa o qualcuno. È quindi legato al concetto di scelta personale e di rinuncia. In effetti, nelle varie fasi della crescita, si educa troppo poco allo spirito di sacrificio e, soprattutto le ultime generazioni, sono poco inclini alla fatica fisica e mentale.

Se fin da quando sono piccoli imparano a fare delle rinunce, capiranno anche cosa significhi poter perdere o rimandare qualcosa e capire che esistono i limiti, che la loro vita non può essere basata sul tutto e subito, ma che c’è un tempo per ogni cosa e magari anche una conquista.

La vita è fatta di  rinunce, e tanti ragazzi non lo hanno mai sperimentato. I sacrifici nella vita sono in un certo senso inevitabili ed è bene che lo imparino fin dall’infanzia. Se non imparano a saper rinunciare o a saper lasciar andare e che non possono avere tutto, non saranno in grado di avere piena padronanza delle proprie emozioni e impulsi e rischieranno di vivere guidati dalle proprie aspettative che genereranno molte illusioni e conseguenti delusioni.

Perché sono poco inclini al sacrificio?

L’assenza o la scarsa presenza di spirito di sacrificio è il risultato dell’iperprotezione, dello spianare troppo la strada, tante volte favorita anche da una condizione di comodo, per gestire le proprie ansie o per accelerare i tempi in un mondo in cui si va un po’ troppo di corsa privilegiando gli aspetti legati al nozionismo e alle prestazioni rispetto a quelli emotivi. Troppo spesso c’è un deresponsabilizzare il figlio e di conseguenza se stessi come genitori, un dare la colpa agli altri, lasciando troppo spazio al giustificazionismo. Il comportamento del figlio viene spesso vissuto come una valutazione dell’essere “bravi” genitori.

Il problema non è solo educativo, è anche motivazionale. Sono poco motivati dall’ambiente, poco spinti ad una sana competizione con se stessi e con gli altri che li porta a lavorare su obiettivi individuali del tipo chi voglio essere e cosa voglio diventare e sulle relative strategie da utilizzare.

Si deve incentrare il lavoro sui ragazzi sulla crescita personale, non può essere basato tutto prettamente sulle prestazioni.

Perché è importante sviluppare lo spirito di sacrificio?…………………………………….

Clicca sul link per continuare a leggere tutto l’articolo sul Magazine Family Health pubblicato il 4 giugno 2020:

http://magazine.familyhealth.it/2020/06/04/insegniamo-lo-spirito-sacrificio-ai-bambini-agli-adolescenti-senza-sacrificarli/