Davanti a un ragazzo che commette una strage massacrando a sangue freddo compagni di scuola e/o professori, ci poniamo delle domande legate soprattutto alla possibilità di prevenire queste stragi.
Non si tratta di un gesto del momento, di un raptus, di una non gestione degli impulsi che porta ad avere una reazione eccessiva rispetto alla situazione. Stiamo parlando di pianificazione, di intenzionalità, di freddezza emotiva nata da un profondo senso di inadeguatezza, frustrazione, rabbia che pian piano si è congelata fino a diventare follia omicida.
Stiamo parlando di importanti disturbi tali da arrivare a desiderare, pianificare e ricercare la morte di alcuni coetanei.
Si tratta di un atto di violenza ricercato, di ragazzi che non riconoscono la gravità del loro operato, la loro mente in un certo senso legge come giusto ciò che hanno fatto, perché si sono vendicati di un torto subìto.
In quel momento l’autore del reato sta uccidendo ciò che secondo lui ha causato il danno, spara a tutto ciò che rappresenta il problema, il luogo dove ha subìto le ingiustizie, le persone che hanno causato il problema, estendendo a tutto e tutti per far vedere quanto anche lui è forte, per uscire in un certo senso da una condizione di impotenza, illudendosi di aver invertito i ruoli.
Si crea una condizione di terrore e, nel sadismo di quel momento, si prova anche appagamento e gratificazione transitoria, perché il problema è radicato talmente tanto nel profondo che non si potrà placare quel sordo dolore che si è trasformato in patologia.
Parliamo di una lettura distorta della realtà, di una giustificazione di una condotta che manca di senso morale e di empatia.
Ci sono dei segnali predisponenti, non parliamo di bullismo e di ragazzi che aggrediscono i coetanei o i professori, il livello di patologia è completamente diverso. In quel caso parliamo di mal gestione delle emozioni o mancanza di autoregolazione, di rabbia e odio che, se non gestiti in maniera equilibrata, vengono agiti per poi manifestarsi con un comportamento violento.
Parliamo, un tanti casi, di premeditazione di una strage, di un atto volontario di violenza. Significa pianificazione, una vita che nelle settimane precedenti ruotava intorno all’unico pensiero di distruggere coloro che ostacolavano e che erano stati identificati come “causa” dei propri problemi.
Tra i segnali d’allarme per questo tipo di condotte c’è anche il valore che si dà alla propria vita e a quella degli altri: sono ragazzi che spesso inneggiano alla violenza o la accettano, la fanno propria. Inoltre, sono presenti anche problemi relazionali, un isolamento sociale sempre più marcato. I confini psichici sono labili, si vive tutto ciò che viene fatto e detto come un attacco alla propria persona da cui difendersi.
Bisogna bloccare questi ragazzi e fare particolare attenzione ai fattori di rischio e ai comportamenti a rischio, aggressivi e violenti.
di Maura Manca


