Skip to main content

Ci sono molti problemi dal punto di vista relazionale: bullismo, violenza di coppia, violenza verso le cose e verso sé stessi. Sono tutte forme di espressione che hanno come base l’incapacità di relazionarsi.

In questo evento ho portato i ragazzi di seconda media dentro il loro cervello. Ho mostrato loro quanto le parole siano comandi, quanto con le parole possiamo sia creare che distruggere. Facendo loro vedere le immagini delle aree legate al dolore fisico, emotivo e sociale, ho mostrato loro che determinate parole attivano le aree del dolore fisico. Dai loro occhi si vedeva che hanno compreso, analizzato e fatto proprio questo concetto.

Questo discorso comprende anche le parole che usiamo per noi stessi: perché se anche queste sono negative, stiamo strutturando questa modalità di relazionarci: ciò è importante anche per i genitori, per gli allenatori e per gli insegnanti.



Ho lavorato sul pensiero critico, sull’organizzazione e sul problem solving, capacità che oggi stanno venendo sempre meno per un eccessivo uso dell’intelligenza artificiale, che sta creando sempre più sedentarietà mentale. Non ci rendiamo conto che ciò incrementa le paure: il non fare ci rende più fragili.

I ragazzi mi hanno circondata e chiesto di risolvere la propria paura: c’è un enorme bisogno di questi strumenti pratici. C’è troppa teoria e poca vita, e questo li rende insicuri in un mondo iperframmentato e troppo veloce, che non ti permette di fare e, soprattutto, di essere.