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Quante volte ti è capitato di non riuscire a stare dietro a tutto e tutti?
Una sensazione di fatica, non riuscire neanche a rispondere a tutti i messaggi. E da lì il senso di colpa di essere una cattiva figlia, una cattiva amica, una cattiva madre.

A volte ti senti in colpa perché vedi le altre mamme (quello che fanno vedere) gestire tutto con un sorriso, mentre tu ti senti affogare in un bicchiere d’acqua.

La sera, quando tutti dormono, vorresti spegnere tutto, anche il cervello, e scrivere: “scusate, non ce la faccio” (anche se non ti devi scusare mai di essere umana), ma non puoi perché poi c’è chi ci rimane male, c’è chi non capisce, c’è chi si allarma e faresti più fatica. Se lo scrivi, dovrai spiegare perché. Se spieghi perché, dovrai gestire la loro preoccupazione. E gestire la preoccupazione degli altri è altra fatica che, in quel momento, non hai.

È questo il paradosso: la libertà di ammettere la propria fragilità viene soffocata dalla paura di innescare un effetto domino di spiegazioni, rassicurazioni e “allarmismi” che richiederebbero ancora più energia che non hai.

E allora rimandi, ti metti a dormire e rimandi a un domani indefinito la tua serenità.
E allora prendi i tuoi sensi di colpa di non aver risposto a tutti. Prendi anche quelli di non aver dato spazio a te stessa. Di non essere stata presente quanto avresti voluto per e con i tuoi figli e ti addormenti. Non è quel sonno riposante di quando non avevi tutti questi pensieri, di quanto la vita non ti divorava il tempo. È un sonno che ha il sapore di resa.

Il senso di colpa ti dice che sei una “cattiva madre o una cattiva figlia/amica/moglie”, ma la verità è che sei solo una persona, umana, che ha raggiunto il limite del proprio carico cognitivo e rischia di raggiungere anche il
limite di quello emotivo.

Tante volte ammettere di essere stanchi richiede un’energia che, semplicemente, non abbiamo.

A volte però mandare quel messaggio ti può sorprendere perché puoi scoprire che dall’altra parte c’è qualcuno che si sente esattamente come te. Ti fa sentire meno sola, meno sbagliata. Ti fa capire che se non tendiamo mai la mano e ci nascondiamo dietro un “ce la faccio”, difficilmente vedranno cosa realmente stiamo provando.

È vero, potrà capitare che qualcuno non accetti e non capisca perché gli fa comodo che tu sia così, però non puoi aver paura di perdere chi non ti vede e ti cerca per il tuo esserci su tutto, a costo di venir meno a te stessa.

I figli, poi, non hanno bisogno di una mamma perfetta, hanno bisogno di una mamma, di chi li vede e li accetta per come sono.

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Se non lo fai tu per prima, non lo insegnerai neanche a loro, perché loro, imparano più da come parli, pensi e  agisci, rispetto a quello che gli dici che devono fare. È la coerenza che ti permette di essere una mamma efficace, non la perfezione.


Stasera, prima di chiudere gli occhi, prova a non rimandare la tua serenità a quel domani indefinito.

Concediti la possibilità di esserci anche tu e di respirare.

Inizia con il dirti: “Oggi ho fatto quello che potevo, ed è bastato e domani, come prendermi uno spazio anche per me?”

Non deve essere un’ora, a volte basta anche solo il tempo di un caffè bevuto in silenzio o di un respiro profondo prima di scendere dall’auto.

Ricorda che la perfezione esiste solo nei social, mentre l’umanità è il vero ponte che ti connette agli altri e ai tuoi figli. Nella vita non serve essere impeccabili (senza pecca): esiste, ed è salutare, anche l’abbastanza.

 

di Maura Manca

*La foto di copertina è stata generata con l’uso di intelligenza artificiale