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Ci sono pochi film che riescono a farti emozionare, ridere e riflettere nello stesso tempo, e INSIDE OUT 2 è uno di quelli, riuscendo a catturare l’attenzione e l’interesse del pubblico.

Negli ultimi giorni, infatti, i cinema di tutta Italia sono stati letteralmente presi d’assalto da adulti, famiglie e, soprattutto, dagli adolescenti. Si tratta di un film unico nel suo genere, nonché geniale, che riesce a spiegare, in modo semplice e diretto, gli aspetti più complessi della crescita di un figlio.

Probabilmente il successo che sta riscuotendo ci racconta il bisogno, che già con il primo film era emerso in modo forte, di comprendere meglio il funzionamento delle nostre emozioni e dei meccanismi che scattano in un cervello in via di sviluppo.

Un film di animazione rivolto non solo ai ragazzi, ma anche a tutta la famiglia e ai genitori che possono così riconoscere alcuni meccanismi, entrare nella testa dei figli e sentirsi meno soli di fronte ai tanti cambiamenti che si vivono.

Uno dei momenti più faticosi della crescita è l’ingresso nella fase adolescenziale, momento in cui tutto ciò che era stato costruito fino a quel momento rischia di crollare, viene messo in discussione, compresi i valori, le amicizie, i legami, le passioni e i genitori, spesso, non riconoscono più il loro bambino.

Quando i figli oltrepassano la soglia dell’adolescenza, i genitori si trovano spesso disorientati, confusi. Non li riconoscono più e hanno la sensazione che i loro bambini, improvvisamente, senza alcuna ragione precisa, siano cambiati.

E’ una fase molto importante, in cui i figli cercano la loro identità, sperimentano i propri limiti e i propri confini e si stabilizzano i tratti di personalità che andranno a caratterizzare anche la vita adulta.


Per il figlio è un momento molto intenso perché è spinto da forze interne contrastanti, ma il genitore non si deve dimenticare mai che, anche se mette in discussione il suo ruolo, ha ancora bisogno di lui perché, in questa fase di strutturazione, si sente ancora troppo fragile per camminare da solo.


NON viene meno il legame, i figli non si dimenticano dei genitori ma cambia il rapporto con loro, che diventa sempre più autonomo ed indipendente.

Un  film che parla direttamente ai ragazzi

“Inside Out è un cartone importante per me perché mi ha fatto sentire meno “aliena”, non sono l’unica ad avere un caos nella testa. Mi ha fatto capire quanto tutte le emozioni siano importanti e devono essere tirate fuori per poter star bene”.

“La scena dell’attacco di ansia di Riley mi ha colpita moltissimo. Mi sono identificata con lei perché mi è successo molte volte di sentirmi così. Tante volte ho provato a spiegare come mi sentissi agli altri senza riuscirci, la prossima volta gli farò vedere questo spezzone di film”.

“Insideout mi piace perché spiega in un linguaggio semplice e chiaro meccanismi complessi ma allo stesso tempo molto interessanti che fanno capire come gli essere umani funzionano”.

La storia di Riley ci racconta bene ciò che accade nella mente e nella vita di un adolescente. Appena compiuti i 13 anni il suo mondo, i suoi pensieri, le isole della personalità e i ricordi iniziano a cambiare rapidamente e assistiamo alla costruzione (importante ma faticosa) di un senso di sé più definito. Non appena scatta il pulsante della “pubertà”, si innescano un turbinio di situazioni e stravolgimenti.

Inside Out 2 ci ricorda, ancora una volta, che non ci sono emozioni buone ed emozioni cattive. Tutte hanno un valore adattivo e un ruolo centrale nello sviluppo: imparare a riconoscerle, elaborarle e gestirle è fondamentale.

Ci insegna che nella vita è importante viverle tutte, quelle primarie come gioia, tristezza, disgusto, paura, rabbia, e quelle secondarie come ansia, noia, imbarazzo e invidia, perché il loro equilibrio e la loro interazione permette un sano sviluppo psichico.

Come cambia il ruolo della famiglia?

La famiglia assume un ruolo diverso e più marginale, le amicizie, il bisogno di essere parte di un gruppo e di essere accettati, le paure per il futuro iniziano invece ad occupare sempre più spazio.


Ciò che si fa più fatica a comprendere è che anche i ragazzi hanno la stessa difficoltà: non si riconoscono più, stanno cercando di capire chi sono e chi vogliono diventare, sono raggiunti da un turbinio di emozioni e stimoli spesso contrastanti e che “lottano” tra loro. Sperimentano nuove emozioni oppure vivono una vera e propria tempesta emotiva in cui ogni vissuto è amplificato, più forte e immediato, senza che ci sia un adeguato filtro cognitivo.


E’ importante tenere a mente che il ruolo genitoriale è fondamentale durante le fasi dello sviluppo: ci sono eventi della nostra vita che viviamo, soprattutto nella nostra infanzia, che sono la base su cui strutturarsi e diventare adulti.
Infine, anche se è faticoso e si vorrebbe vedere sempre sorridere i propri figli, è fondamentale che sperimentino e conoscano tutta la gamma delle emozioni, aiutandoli a riconoscerle e gestirle, per trasformare in parole ciò che sentono nel loro cuore e nella loro mente.

È importante anche cercare di non anticipare e risolvere le difficoltà al loro posto: solo così potranno imparare a fidarsi dei propri sentimenti, a regolare le proprie emozioni e a risolvere i problemi in autonomia.

L’importanza dello sport

Emerge nel film un mix di emozioni ben definito: ansia della prestazione sportiva, invidia verso giocatori più “bravi”, paura di sbagliare, imbarazzo, gioia al raggiungimento dei propri obiettivi e del risultato sperato.

Lo sport è il principale serbatoio emozionale di Riley, un punto fermo al centro di tutti i cambiamenti che la ragazzina sta vivendo e che diventa ambiente che le permette sempre di mettersi in gioco, crescere, confrontarsi con se stessa e con gli altri, migliorarsi, creare relazioni positive.

Praticare attività sportiva in determinati periodi della vita è fondamentale: durante l’infanzia e l’adolescenza è estremamente importante sia da un punto di vista fisico che mentale. Dove c’è movimento c’è vita, c’è attività mentale, apprendimento ed espressione di se stessi. Lo sport è lo strumento migliore per lavorare sulla disciplina mentale e acquisire strumenti per gestire al meglio i propri stati interni.

di Chiara Antonini e Francesca Sangineto

(Fonte foto: Google immagini)