Competenza non vuol dire consapevolezza! I bambini e le bambine sono sempre più connessi, spesso per chattare e giocare con amici e compagni. Nonostante i consigli di genitori e insegnanti, sono poco consapevoli dei rischi che si possono incontrare in rete, soprattutto quando si arriva a condividere i propri dati personali con gli sconosciuti.
Il problema è che non basta parlare dei rischi perché riescano a metabolizzare e anche quando a livello cognitivo hanno chiaro il problema, quando si trovano a vivere una situazione dove sono coinvolti a livello diretto ed emotivo, è molto più difficile rendersi conto di essere incastrati in una “trappola” del web. Si pensa sempre che le cose capitino più spesso agli altri. Per questo serve sempre il monitoraggio di ciò che fanno in rete.
Per loro il web rappresenta un ambiente familiare e uno spazio di socializzazione quotidiano, gli amici virtuali vengono considerati come amici “veri”, tanto che 4 bambini su 10, tra i 5 e i 10 anni, si dicono disposti a fornire informazioni private a persone incontrate online.
Lo conferma un sondaggio condotto da Kaspersky in collaborazione con Educazione Digitale che rivela, inoltre, come solo il 25% degli intervistati metta da parte smartphone o altri dispositivi tecnologici quando è in compagnia, per giocare con gli amici senza distrazioni.
Pur avendo ricevuto consigli e istruzioni da familiari e insegnanti circa i pericoli della rete, il 40% condividerebbe senza problemi dati e informazioni personali come indirizzo di casa, scuola e lavoro dei familiari, ad amici virtuali mai incontrati prima. Il rischio che possano incorrere in malintenzionati non è solo ipotetico: il 36% ha dichiarato di aver ricevuto online proposte di giochi o sfide pericolose da parte di sconosciuti.
Più ore davanti agli schermi, più alto è il rischio di adescamento
I bambini sono, dunque, sempre più iperconnessi e interconnessi. C’è un’eccessiva precocizzazione dell’utilizzo quotidiano della tecnologia fin dalla prima infanzia, per cui minori sono sempre più esposti e rischiano di incorrere in persone che sfruttano la rete alla ricerca di soggetti da adescare.
Lo confermano anche i dati dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza. Si tratta di numeri che devono farci riflettere: quasi 3 bambini su 10 tra i 9 e i 10 anni hanno un profilo su Tik Tok, 1 su 10 della stessa età su Instagram e 1 su 10 ha un suo canale YouTube. Il 96% dei bambini guarda video su YouTube e il 43% su Tik Tok.
Più di 2 bambini su 10 danno l’amicizia a persone che non conoscono e quasi il 20% di loro interagisce con utenti sconosciuti. I bambini fanno uso delle chat, possiedono un loro smartphone o usano quello dei genitori senza un controllo appropriato.
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Come intervenire?
Servono delle regole chiare, dei patti di fiducia anche quando utilizzano il telefono di un genitore. I limiti servono per un corretto utilizzo. Si devono impostare i blocchi, le impostazioni della privacy, controllare la cronologia delle attività in rete. Più sono piccoli, MENO lo devono usare da soli, neanche nelle chat con i compagni di classe perché spesso sono proprio le chat private il maggior diffusore di materiale che non deve circolare tra bambini.
NON basta controllare, bisogna insegnargli a navigare correttamente e se un genitore ha delle lacune deve avvalersi dell’aiuto di esperti in grado di insegnargli come essere una guida efficace.
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