Confrontarmi con i più piccoli mi aiuta, apre orizzonti, mi fa riflettere.
Il ragazzino in questione affronta un passaggio duro, forse troppo per la sua età, forse non un passaggio ma un dover adeguarsi ad una nuova e non desiderata quotidianità.
La sera, chiede alla sua mamma l’abbraccio e il bacio della buonanotte e lei spesso dice: “Che senso ha abbracciarti e darti il bacio della buonanotte se non ti comporti bene?”.
Lui parla di abbracci significativi, quelli veri, quelli “sentiti”, gli stessi che vuole credere siano nascosti, sotto sotto, nel cuore di sua mamma, anche se non vuole ammetterlo.
Me lo dice piangendo e ripetendo: “Mamma mi vuole bene”.
Non è una critica, non un giudizio ad una madre sotto pressione, stanca, impaurita, sola. E’ una riflessione su come una risposta ad un comportamento generi insicurezze, rabbia e rifiuto in un bambino che forse non ha le risorse per poter comprendere fino in fondo.
Siamo sempre lì… Un comportamento va preso in considerazione come opportunità per confrontarsi, dialogare in maniera accogliente, mai giudicante, senza conseguenze ancora più disastrose rispetto alle ragioni che lo hanno determinato.
Se un ragazzino manifesta rabbia, aggressività, non rispetta le regole, è irritabile e scontroso, se rispondiamo con le stesse modalità, rinforziamo il disagio. Perché c’è un disagio, perché la figura di riferimento deve mostrare l’alternativa, un’alternativa diversa dai comportamenti manifesti.
Eppure si continua a punire, mortificare, etichettare, giudicare, investigare, senza riflettere sul rinforzo negativo di tutto questo, senza pensare che non si risolve il problema perché si ripresenta, puntualmente.
Parlate, non giudicate, accogliete, non punite, non fate mancare gli abbracci, quelli significativi, quelli che resistono ad ogni attacco. Un amore sicuro rafforza l’essere.
di Marcella Ciapetti, Pedagogista


